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Petrolio a 50 dollari: ecco cosa significa per l’Economia Mondiale

È passato solo qualche mese da quando gli analisti affermavano che il petrolio sarebbe tornato sul livello dei 100 dollari al barile. Tuttavia oggi i prezzi sono all’incirca a metà del prezzo che venne previsto tempo fa. Ecco quindi un’analisi di ciò che significa per i mercati finanziari al dettaglio.

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Trading Petrolio con Plus500

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Ne beneficeranno gli importatori di energia come l’India e il Sudafrica; i produttori di petrolio come la Russia e l’Arabia Saudita ne verranno invece estremamente danneggiati.

Petrolio a 50 dollari

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Le banche centrali, estremamente sotto pressione per aumentare i tassi di interesse, avranno una tregua; coloro che cercano di rialzare i prezzi, come la Bank of Japan, dovranno affrontare un altro ostacolo.

In definitiva, molto dipende da come la domanda petrolifera mondiale reagirà nel momento in cui verrà impattata da un dollaro più forte e dagli accordi commerciali globali, e da come reagiranno i maggiori produttori.

L’Arabia Saudita si trova tra la Russia da un lato, il suo alleato nella gestione della produzione per sostenere i prezzi, e gli Stati Uniti, con il presidente Donald Trump che pubblica tweets indirizzati verso i produttori per cercare di fargli abbassare i prezzi. Tutti gli occhi sono puntati sul G20 di questa settimana per vedere se riuscirà ad emergere un consenso sull’output tra sauditi e russi, e se ciò potrà continuare anche alla riunione dell’OPEC durante la prossima settimana.

All’interno dell’emisfero nord l’inverno sta iniziando ad arrivare, e dunque il crollo dei prezzi del petrolio attenuerà le famiglie e le imprese durante un periodo di rallentamento della crescita economica. Anche i paesi che importano petrolio e hanno deficit delle partite correnti, come il Sudafrica, ne trarranno beneficio. La Cina è il più grande importatore mondiale di petrolio e sta già combattendo una più ampia moderazione nella sua economia in mezzo a una guerra commerciale con gli Stati Uniti e le numerose sfide interne.

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Petrolio e la correlazione con l’inflazione

I prezzi del Petrolio più bassi significano meno pressione per quanto concerne l’inflazione, ed una pressione inferiore per quanto riguarda le banche centrali e l’innalzamento dei tassi d’interesse.

Per quanto riguarda invece i mercati emergenti, ogni crollo di 10 dollari sul prezzo del barile di greggio, aumenterà i guadagni di circa lo 0.5-0.7% del PIL per gli importatori più importanti di petrolio.

Lo stesso sconto causerà una perdita del PIL del 3 percento al 5 percento nella maggior parte delle economie del Golfo ed un rallentamento dell’1,5 percento al 2 percento del PIL negli Emirati Arabi, in Russia e in Nigeria, tutti su base annualizzata, secondo gli analisti.

Effetti sugli USA

Cosa significa quindi il prezzo per il petrolio a 50 dollari per gli Stati Uniti? Quali sono gli effetti per gli USA. Donald Trump ha preferito descrivere il crollo dei prezzi del Petrolio all’equivalente di un taglio delle tasse.

Tuttavia, la minor dipendenza degli USA sul petrolio importato, principalmente a causa della produzione dello scisto, diminuirà gli effetti positivi di questo “sconto” sotto un punto di vista economico.

Greggio e Dollaro USA

Come tutti ben sappiamo, il greggio è prezzato in Dollari USA. Questo significa che c’è una correlazione, che abbiamo potuto notare nuovamente questa settimana.

I futures del Petrolio sono caduti durante la sessione USA di ieri, dopo un rimbalzo dai minimi degli ultimi 13 mesi.

Ci sono molti report che affermano che l’Arabia Saudita abbia raggiunto record di produzione durante il mese di novembre, con un incredibile risultato di 11.1-11.3 milioni di barili di petrolio al giorno.

Questo cambiamento alla produzione è stato, con grande probabilità, influenzato a seguito delle grandi pressioni dal presidente degli USA Donald Trump, il quale ha richiesto un aumento della produzione in modo da portare i prezzi al ribasso, con Riyadh preoccupato di evitare la retribuzione dall’America sulla questione dell’omicidio del giornalista dell’opposizione saudita Jamal Khashoggi.

Il ministro del petrolio saudita Khalid Al Falih ha recentemente dichiarato che a novembre non sono stati applicati tagli alla produzione, aggiungendo che in realtà è più grande rispetto ai livelli di ottobre, a 10,7 milioni di barili al giorno.

Si aspetta che la domanda sul petrolio saudita possa crollare a gennaio.

Le recenti analisi affermano che la Corea del Sud ha nei suoi piani di riprendere le importazioni di petrolio iraniano il prossimo anno dopo essere stata esentata dalle sanzioni statunitensi sul petrolio iraniano insieme ad altri sette paesi, tra cui India, Giappone, Turchia, Italia, Grecia e Taiwan.

Il ministro dell’Energia russo Alexander Novak ha affermato che non è stata presa alcuna decisione in merito alla continuazione dell’attuale accordo di riduzione della produzione di 1,8 milioni di barili al massimo fino al 2018 in cooperazione con l’OPEC.

Novak ha affermato che la Russia intende firmare un accordo di partnership con l’OPEC, e l’accordo verrà con grande probabilità ultimato durante la riunione del 6 dicembre a Vienna.

L’Agenzia internazionale dell’energia ha avvertito che la decisione da parte dei principali produttori di tagliare la produzione potrebbe avere un impatto negativo sui mercati, pur rilevando che le esenzioni statunitensi dalle sanzioni iraniane erano più grandi del previsto, portando a un calo dei prezzi.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente invitato l’Arabia Saudita e l’OPEC a non tagliare la produzione, ritenendo che i prezzi dovrebbero essere inferiori in base alla domanda e alla fornitura.

Sanzioni Iran

Con l’entrata in vigore delle sanzioni statunitensi sulle esportazioni di petrolio iraniane a partire dal 4 novembre, a otto paesi sono state concesse deroghe per 180 giorni, principalmente Cina, India, Corea del Sud, Giappone, Italia, Grecia, Taiwan e Turchia. Queste nazioni sono i maggiori importatori di Petrolio dall’Iran.

In Russia, la produzione è salita a un nuovo record di 11,41 milioni di barili in ottobre, dopo aver raggiunto una media di 11,36 milioni di barili durante il mese di settembre.

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