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Banca Carige: terremoto societario e crollo del titolo verso minimo storico

Sempre più difficile il momento storico per Carige: l’istituto di credito genovese vede i propri titoli quotati in Borsa precipitare ai minimi storici dopo le ennesime turbolenze ai piani alti.

Dopo le dimissioni del presidente Giuseppe Tesauro, che ha abbandonato la cassa di risparmio in contrasto con l’amministratore delegato Paolo Fiorentino, a lasciare è ora anche il consigliere Giuseppe Lunardi (altresì membro del comitato rischi), per motivi simili. O, meglio, per “divergenze relative alla governance e alla gestione della banca”, si legge nella nota.

Carige, le dimissioni di Tesauro

Ma andiamo con ordine. Il 26 giugno a sbattere la porta è il presidente di Carige, Giuseppe Tesauro, che nella sua estrema decisione di lasciare l’incarico sottolinea come motivazione ufficiale le sopravvenute divergenze relative alla governance e gestione della banca”.

Dal canto suo, la banca non ha fatto attendere la sua risposta, precisando come Tesauro non era un amministratore esecutivo, non era destinatario di deleghe e non era titolare di azioni della società, né componente di comitati istituiti in seno al consiglio di amministrazione. Nella nota dell’istituto di credito, viene dunque precisato come Tesauro non abbia nemmeno diritto a indennità o altri benefici conseguenti la cessazione della carica. Una nota formale che, però, in un contesto così teso come quello che Carige si sta trovando ad affrontare, salta non poco all’attenzione.

In una lettera, Tesauro ha poi ulteriormente precisato che tra i motivi alla base del proprio provvedimento vi è anche quello di non riuscire “più a comprendere le modalità relazionali della Bce, la quale negli ultimi tempi scrive e dialoga direttamente con l’a.d. e solo marginalmente col presidente”. Il consiglio di amministrazione ha poi aggiunto che nella prossima riunione assumerà in esame i provvedimenti conseguenti.

Lascia anche Lunardi

Chi sperava che l’uscita di Tesauro mettesse fine alle turbolenze ai vertici dell’istituto ligure, è rimasto evidentemente insoddisfatto. Il giorno dopo le dimissioni del presidente sono infatti arrivate anche quelle di Giuseppe Lunardi, consigliere di amministrazione e membro del comitato rischi, che nella sua nota ha citato ragioni sostanzialmente identiche a quelle di Tesauro.

Dunque, un contrasto aperto, difficilmente risanabile nel breve termine, tra una parte del board, l’amministratore delegato e la Bce, che a dicembre 2017 aveva compiuto alcuni rilievi di vigilanza su alcuni consiglieri di amministrazione della banca – tra cui Lunardi – a causa dei loro numerosi incarichi ricoperti. Rilievi sulla governance erano stati compiuti anche nei confronti di Tesauro, che evidentemente non ha ben digerito il modus operandi comunicativo e “relazionale” tra la Banca centrale e la cassa genovese.

In tal merito, si noti come almeno per il momento non si registrano dichiarazioni da parte di Vittorio Malacalza, nella cui lista Tesauro era stato eletto. Malacalza Investimenti, primo socio della banca ligure con il 20,6% del capitale sociale, è società esponente della famiglia piacentina omonima, che a fine 2017 aveva sostanzialmente avviato un aspro conflitto con l’amministratore delegato Fiorentino, in merito alla gestione dell’aumento di capitale, portato a termine con modalità che evidentemente non sono state gradite, e che hanno condotto a costi elevati corrisposti al consorzio di garanzia.

Ricordiamo ancora come oltre a Malacalza nel capitale è presente con una quota del 5,6% (o più) Raffaele Mincione, che invece sembra essere orientato a continuare a garantire l’appoggio a Fiorentino, e che anzi spinge per un’aggregazione e una revisione della composizione del consiglio di amministrazione. Richiesta, quest’ultima, che per il momento non trova sufficiente accoglimento, considerato che per ciò servirebbero anche i supporti di altri soci di minoranza “forte”, come Volpi (9%) o il Tesoro con la sua Sga (5,4%).

Fiorentino spegne i “fuochi” accesi

In un’intervista rilasciata nelle stesse ore alla Reuters, l’amministratore delegato Fiorentino ha tuttavia voluto rasserenare gli animi e, in particolar modo, le voci che lo vorrebbero ai ferri corti nei confronti di Vittorio Malacalza. Nella breve nota diffusa Fiorentino ha commentato che con Malacalza i contatti sarebbero frequenti, con “molta dialettica, sia in consiglio sia in incontri privati”.

L’amministratore delegato ha poi voluto rammentare come il modello di governance sia “articolato e complesso”, per evidenziare altresì come sia stato nominato dal consiglio di amministrazione, stia facendo il proprio lavoro e desideri andare avanti fino a quando avrà la fiducia del cda. Ancora, nel colloquio con Reuters Fiorentino risponde alle critiche mosse da Tesauro, che ha contestato una gestione “personalistica” dell’istituto di credito da parte di Fiorentino, in seguito alla quale il consiglio sarebbe informato solamente last minute delle scelte assunte dall’amministratore delegato.

Fiorentino però non ci sta, rispondendo indirettamente a Tesauro e sostenendo come tutte le decisioni dell’ultimo anno siano in realtà passate mediante il consiglio, e che su alcune scelte particolarmente strategiche numerosi siano stati i passaggi in consiglio di amministrazione. Il manager ha poi rinnovato il proprio impegno a garantire una simmetria informativa per tutti gli azionisti. Infine, sul fronte delle accuse legate al fatto che l’a.d. avrebbe monopolizzato le relazioni con la Bce, Fiorentino chiosa affermando che la banca “sceglie i propri interlocutori sulla base delle esigenze ma anche della professionalità”.

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roberto

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